Qualcuno è più forte

I hope I would do.
I think I might do.
I know i will do!

Immagino che tutti abbiamo momenti, più o meno lunghi, in cui ci sentiamo giù, in cui giriamo a vuoto, in cui stiamo male. E allo stesso modo, sono certa, tutti ci siamo sentiti dire: “E’ un periodo, vedrai che passerà. E poi, dai, tutto quello che non uccide, fortifica”.

Ora, mi chiedo: il fatto di soffrire, di sentire la mancanza di una persona, di mettersi in discussione, di fare ammenda degli errori commessi, ci rende davvero più forti? Non dovrebbe essere il contrario? Una persona ferita non è più vulnerabile? Quando ti scotti e ti rimane la cicatrice, la pelle è più delicata, non più forte.

Quindi che significa essere più forti? Più forti rispetto a che? Più forti di ieri? Più forti della vita?

Soffrire sicuramente ci porta a maturare, a conoscere nuovi aspetti di noi, a smussare lati taglienti e quindi a migliorarci. Ma lo fanno anche tutte le altre emozioni forti che proviamo. Basta pensare a quante persone cambiano per amore.

La differenza sostanziale tra emozioni positive e negative sta nelle reazioni che provocano in noi. Il dolore, la delusione, la solitudine ci rendono guardinghi, cinici, disillusi. Stiamo ben attenti che le persone non ci tocchino nel cuore. Ci creiamo una corazza così spessa che, più passa il tempo, più è difficile scalfire, un muro che ci chiude dal mondo anziché aprirci.

Ma pensiamoci, è davvero questo quello che vogliamo intendere con crescere? È questo essere forti?

Se così è, beh, io mi dissocio.

Io sono forte quando sono felice, non quando ho il magone dentro. Sono forte quando sento di potermi fidare e non quando devo guardarmi dalle persone che frequento. Sono forte quando sento di avere qualcuno al mio fianco, amico o fidanzato che sia, non quando mi sento sola.

E anche il nostro sistema immunitario è dalla mia parte e mi dà ragione: quando siamo tristi, stressati, impauriti, i nostri anticorpi funzionano male e ci ammaliamo, proprio perchè non siamo protetti a dovere! Che ironia, eh?

Per cui mi chiedo: non è che forse giustifichiamo lo stare male con la nostra crescita di lungo periodo?

Se ci pensiamo bene quando siamo sereni, siamo molto più recettivi: impariamo più in fretta perché non abbiamo pensieri scomodi a cui dar retta, le nostre giornate e serate sono piene perché abbiamo energia e voglia di fare, lavoriamo meglio e affrontiamo il giorno dopo giorno con maggiore razionalità ed entusiasmo.

In altre parole, otteniamo molto di più da noi stessi. E siamo aperti alla vita.

Perchè allora non si dice che fare esperienze nuove, conoscere e confrontarsi con persone diverse ci rende più forti? Non ci fanno forse crescere?

È  la nostra religione, votata alla sofferenza e al dolore, che ci porta a considerare i momenti sereni meno formativi di quelli pessimi?

Ora, questi sono solo interrogativi. Non ho idea quale sia la ragione storica o mentale di questo tipo di comportamento e francamente non m’interessa.

Ritengo che la crescita e la maturazione siano processi individuali e come tali dipendano da ognuno di noi, da quanto peso diamo a quello che ci accade durante la giornata, da come reagiamo, da come affrontiamo le difficoltà e anche da come le persone a noi care ci sanno consigliare.

Ma c’è una cosa che proprio non riesco a spiegarmi: come ci si gode la vita, se si è impegnati a difendersi da essa?

La risposta per me è semplice, ma ovviamente anche questa dipende dal punto di vista!



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