Qualcosa di cinefilo

“Vuoi sapere qual è la verità sul tuo conto? Sei una fifona, non hai un briciolo di coraggio, neanche quello semplice e istintivo di riconoscere che a questo mondo ci si innamora, che si deve appartenere a qualcuno, perché questa è la sola maniera di poter essere felici. Tu ti consideri uno spirito libero, un essere selvaggio e temi che qualcuno voglia rinchiuderti in una gabbia. E sai che ti dico? Che la gabbia te la sei già costruita con le tue mani ed è una gabbia dalla quale non uscirai, in qualunque parte del mondo tu cerchi di fuggire, perché non importa dove tu corra, finirai sempre per imbatterti in te stessa.”

(Paul ‘Fred’ Varjak in Colazione da Tiffany)

Realtà e virtualità ancora in contrapposizione.

Questa volta su un campo di battaglia che si chiama Academy Awards e che ha il suo incip su un tappeto rosso.

Il discorso del re” vs. “The Social Network”.

Un ritratto di storia d’altri tempi versus uno sguardo potente sulla società odierna.

Da un lato, un uomo che con grande determinazione e dignità cerca la sua voce, facendosi esempio di forza e volontà d’animo in una battaglia strettamente personale. Dall’altro un ragazzo che dà la sua voce alla rete, servendosi di un linguaggio e di uno stile che incitano spontaneamente alla condivisione e al passaparola.

E questa volta, la realtà fa le scarpe alla virtualità.

Il 3 settembre del 1939, re Giorgio VI annunciava l’entrata in guerra dell’Inghilterra contro la Germania.

Un discorso che ha colpito per l’umanità intrinseca, un discorso che ha ammesso l’incapacità di un accordo per proseguire nella pace, un discorso che ha segnato profondamente il monarca in questione (deceduto a soli 56 anni). Un discorso che è diventato un film, e che, candidato a 12 premi Oscar, ha portato a casa ben 4 statuette: miglior film, miglior regia, miglior attore (Colin Firth) e miglior sceneggiatura originale.

Ho visto entrambi i film. Entrambi raccontano spaccati di vita senza pretendere di svelarci verità assolute o emettere sentenze. Sono entrambi, a mio avviso, film sociali, nel senso che raccontano la società, non morali. Belle storie, romanzate e raccontate da più punti di vista, il cui il messaggio è però forte e chiaro: la realtà, qualunque essa sia, va affrontata.

E ironia della sorte, sono dei bravi attori a insegnarci una grande lezione di vita: possiamo rifugiarci in dimensioni parallele, possiamo crearci identità virtuali, possiamo credere, e far credere, di essere diversi, ma alla fine dei giochi siamo solo noi gli arbitri di noi stessi. Dobbiamo sempre e comunque fare i conti con noi, con quello che siamo noi ai nostri occhi.

Albert di Windsor, Duca di York (nel film Colin Firth), è un uomo che affronta le sue paure, affronta i suoi difetti e affronta la sua realtà: una corona non voluta, la decisione di entrare in guerra e, una balbuzie, che lo pietrifica di fronte ad un microfono, proprio quando deve rivolgersi all’Impero Britannico in giorni di fermento mondiale.

Un uomo che non si nasconde, che non rifugge ai suoi doveri. Un uomo che dimostra di avere grande coraggio e grande dignità nell’affrontare quello che è lui e quella che è la sua vita.

Mark Zuckerberg (nel film Jesse Eisenberg) è un giovane intellettualmente brillante ma socialmente inetto. È animato più dal desiderio di rivalsa nei confronti del mondo – e soprattutto di una ragazza, rea di aver messo a nudo la sua fragilità e il suo egocentrismo – che dalla voglia di cambiare in meglio la società in cui vive.

È un giovane che rifiuta la critica e pianifica la vendetta. Non affronta la realtà ma agisce dietro le quinte. “The social network” è la storia di un ragazzo che, quando sale sul palco, si trova a scontrarsi con la durezza di un mondo, quello degli affari, dominato dalla sopraffazione, dall’avidità e dal sotterfugio. Un ragazzo che alla fine si trova da solo. E poco vale il detto che gli amici ti perdonano tutto tranne il successo.

Il discorso del re” vince su “The social network”.

Un uomo che sfida sé stesso vince su un uomo che rifugge sé stesso.

Un uomo che mette a nudo il suo lato più critico vince su un uomo che mette in mostra il suo lato migliore.

La genuinità batte la virtualità.

Il chi siamo batte il chi vogliamo apparire.

Sarà anche dura da accettare, ma questa è la realtà.


2 commenti on “Qualcosa di cinefilo”

  1. Alessandro Boggiano scrive:

    Hai un futuro nelle recensioni, nel caso ti stufassi del web… 🙂

  2. S.S. scrive:

    Sappiamo entrambi che il web vive di recensioni…non ne uscirei comunque!!!
    Ps: bellissimo l’intervento su Bad Avenue!😉


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